Come dirlo alle persone a noi care

Uno dei principali ostacoli verso questo tipo di esperienza è la difficoltà di ‘dirlo’ a e farci capire dalle persone che ci stanno vicine. Spesso la totale comprensione è impossibile, può bastare il fatto di tranquillizzare che non stiamo fuggendo.

Chi ci stà intorno potrà non capirà le nostre motivazioni, tacciandole per ‘follia’, irresponsabilità, per sogni senza capo nè coda.

Non proviamo a persuadere queste persone con le nostre idee. E’ spesso tempo perso e non farà che alimentare in noi un senso di frustrazione e di rabbia ed in loro la conferma che non vogliamo prenderci le proprie responsabilità e che non vogliamo crescere.
Il problema stà nel fatto che parliamo due linguaggi diversi; noi utilizziamo il linguaggio del sogno, della creatività, loro sentono il nostro sogno come un attacco al loro ‘status quo’, al modo in cui hanno vissuto e stanno vivendo.

Se proprio riteniamo importante partire con una parziale comprensione (che capisco nel caso si tratti dei propri genitori), potrebbe essere utile, avendo a disposizione tanto tempo, iniziare a far loro passare le ragioni del nostro progetto, utilizzando il più possibile un linguaggio che possa essere per loro comprensibile. Potremmo, per esempio, sottolineare il tuo interesse per l’apprendimento della lingua, al giorno d’oggi indispensabile, ed il desiderio di fare un’esperienza di lavoro all’estero, ecc. Poi sappiamo benissimo che tutti questi sono solo scuse e accorgimenti per dare un’apparenza socialmente accettata al nostro viaggio e che dopo essere partiti scompaiono nel giorno dopo giorno.

Salone del libro di Torino

Ho avuto il piacere di presentare “Mollo tutto e parto!” al recente Salone Internazionale del Libro di Torino insieme a Simone Perotti, autore di “Adesso Basta” (ed. Chiarelettere) e Roberto D’Incau e Rosa Tessa, autori di “Quasi quasi mi licenzio” (ed. Salani).

Il tema che ci accomuna è il cambiamento e la domanda “perché?”.

Perché stare in una situazione che non ci piace, perché stare attaccati ad un lavoro che non ci gratifica, perché non prendersi una pausa per staccare la spina e riflettere con maggiore consapevolezza sul come indirizzare la nostra vita. Il pubblico era composto in grande parte da giovani delle scuole superiori. Il mio messaggio per chi ha oggi quest’età, e si chiede cosa fare, è: iniziate a chiedervi come vorreste indirizzare la vostra vita e a capire come farlo. Soprattutto alla fine delle scuole superiori, un pò come fanno i giovani del Nordo Europa, staccare per un anno, uscire dal nido protettivo della famiglia e capire com’è essere indipendenti può aiutare tantissimo a chiarirsi le idee su cosa si vorrebbe e non vorrebbe fare del proprio futuro. La scelta dell’università o meno, quale università, ecc sono altrimenti scelte guidate dall’abitudine e non dalle proprie aspettative e dai propri desideri.

Intervista Voglioviverecosì.it

Il sito “Voglioviverecosì” mi ha posto alcune domande sull’ anno sabbatico e ha poi pubblicato l’intervista che segue:

MOLLO TUTTO E PARTO: PRENDERSI UN ANNO SABBATICO

Gli obiettivi che abbiamo in comune sono simili. Si parla di cambiamento e di seguire i propri sogni. Ecco cosa dicono di loro stessi gli autori di Voglioviverecosì.it:  “Se almeno una volta nella vita avete desiderato lasciare tutto e cambiare vita questo sito vi può aiutare. Raccogliendo le testimonianze di chi lo ha fatto vi racconteremo gli aspetti positivi e quelli meno entusiasmanti di una decisione, spesso difficile da prendere, ma che può nascondere grandi opportunità. Cercheremo di capire quali sono gli ostacoli che impediscono di fare una scelta di vita così drastica e parleremo di come è cambiata la vita di chi lo ha fatto veramente.”

www.voglioviverecosì.it

Noi irrequieti

Chissà quante volte ci siamo sentiti dire: “Se vincessi il superenalotto mollerei tutto e viaggerei per il mondo”. Ho una bella notizia: non è necessario vincere il lotto per farlo.

Ci vogliono solo un po’ di consapevolezza e un po’ di coraggio. Consapevolezza di ciò che si vuole e del perché lo si sta facendo e coraggio nel mantenere salda la proprio decisione di fronte alle immancabili “intrusioni” di chi, intorno a noi,  cercherà in tutti i modi di farci cambiare idea. Il coraggio di lasciare un lavoro, viaggiare da soli e prendersene la completa responsabilità deve essere affiancato dalla fermezza di non farsi influenzare dalle opinioni contrarie che riceverete dai vostri cari e dagli amici.

Non sono un viaggiatore straordinario, non ho vissuto per anni in paesi sconosciuti e non scrivo di esperienze eccezionali. Sono un impiegato, un ragazzo come tanti che ha lavoricchiato durante gli studi per pagarsi i viaggi con gli amici nelle vacanze estive, si è laureato, ha iniziato a lavorare, ma poi non si è accontentato.

Racconto la mia storia per due motivi: il primo è per far vedere come la decisione di prendere in mano la propria vita possa facilmente cambiarla. La seconda è per chiarire che la mia esperienza non ha niente di eccezionale, ed è per questo motivo che può essere di aiuto a chi desidera prendersi del tempo per stare con se stesso e viaggiare. Un giorno, su un treno diretto a Firenze, un amico mi ha parlato della sua voglia di andarsene e degli ostacoli psicologici che stava affrontando; il fatto che io capissi cosa intendesse e fossi la prova vivente che quell’esperienza era possibile gli ha dato molto coraggio. Questo incontro mi ha fatto pensare che la mia esperienza (ed il fatto  di capire cosa si prova e come si possono affrontare questi momenti) potesse essere di aiuto a chi si trovasse in questa situazione. Dunque, eccomi qua: scrivo per aiutare altri a partire.
Quando si viaggia da soli ci si imbatte di continuo in coincidenze che creano nuove occasioni di amicizia e di scoperta. Coincidenze sono stati tutti gli incontri che mi hanno portato a percorrere il viaggio che ho fatto e che, altrimenti, avrebbe preso strade del tutto diverse. Credo sia questo a spingere ogni giorno persone di tutte le età a scrivermi ed a sognare di partire. Tutte queste persone desiderano un cambiamento o vogliono semplicemente uscire dalla routine per un certo periodo per inseguire i propri sogni.
E’ un desiderio naturale quello che ci fa fermare a riflettere ed a sognare qualcosa di più, di diverso per mantenerci vivi e continuare a crescere e non fermarci.

Dove nasce l’idea

Tutto è cominciato il giorno in cui, su di un treno Milano-Firenze, ho ritrovato un amico che non vedevo da tempo.

Lui si trovava in un momento particolare della sua vita. Mi disse: “mi sento in gabbia, ho un bel lavoro, amici ed una vita invidiabile, lo so, ma non sono felice. C’è qualcosa che vorrei cambiare: vorrei staccare per un po’ di tempo, magari per viaggiare”.

Abbiamo parlato delle sue aspettative e della mia esperienza (nell’arco di circa 12 anni di ‘carriera’ mi sono concesso due periodi di stacco per viaggiare). Dopo un po’ di tempo ho visto che, il fatto stesso di sentirsi raccontare che il suo sogno era qualcosa di normale, anzi piuttosto comune e che qualcuno, oltre a me, era riuscito a realizzare il suo sogno, lo faceva stare meglio. Lui stesso mi disse che il fatto di sapere di non essere il solo con certe idee gli era di grande conforto. Mi dise anche: “perché non scrivi qualcosa sulla tua esperienza? Potrebbe essere di aiuto a chi si trova nella mia stessa situazione”.
E così ho fatto. Da qui nasce l’idea del sito ‘annosabbatico.it’ e del libro ‘Mollo tutto e parto!’ (ed. Vallardi, 2010), per condividere l’esperienza di chi, come me lo ha fatto ed aiutare chi ha questo sogno nel cuore a realizzarlo.

Anno sabbatico e lavoro

Un anno sabbatico è qualcosa per pochi privilegiati che non hanno bisogno di lavorare? Direi proprio di no.

Nei miei lunghi viaggi ho incontrato persone di tutti i tipi: da Glenn, dirigente di una società di consulenza che aveva concordato con il suo datore di lavoro un anno di aspettativa, a Take, un amico giapponese,  di professione  muratore,  che lascia il suo lavoro ogni anno per un periodo di 3-4 mesi per poi rientrare a continuare la sua attività.

L’anno sabbatico è per il mondo anglosassone già un’importante componente di un curriculum completo e lo sta diventano anche in Italia. Un periodo come questo, che può essere intrapreso dopo gli studi superiori, dopo l’università oppure dopo anni di lavoro, può contribuire alla nostra crescita personale e professionale in termini di responsabilità, consapevolezza ed apertura al cambiamento.  Questi temi emergono nella ricerca di personale in un mondo lavorativo che sta cambiando sotto i nostri occhi e che sempre più apprezza nei candidati capacità personali di adattamento e di spirito di iniziativa.

Anno sabbatico esperienza di vita

Il sogno di staccare la spina e prendere del tempo per se è alla portata di tutti.

Quello che è sempre sembrato una fantasia per spiriti romantici è qualcosa che molti hanno già fatto e senza per questo finire “sotto i ponti”. Un periodo sabbatico è una pausa dalla routine di tutti i giorni e può permettere di ricaricare le pile e di vivere con maggior libertà il tempo a disposizione. Cosa può succedere in un periodo sabbatico?

Di tutto: si possono visitare paesi dalla parte opposta del mondo, allargare le proprie conoscenze o semplicemente stare un po’ di tempo con noi stessi.

Sono tantissimi i ricordi che mi porto dentro: i posti visitati, le esperienza fatte e le persone incontrate in coda ad un bus oppure facendo l’autostop. Alla fine del mio secondo viaggio, in un piccolo ostello californiano, ho conosciuto colei che è poi divenuta mia moglie. Siamo ora rientrati in Italia nella città dove sono nato, da dove tutto è partito e dove è nata la nostra piccola Stella.

Anno sabbatico e viaggio

Prendersi del tempo per se. Per ricaricare  le pile, staccare dalla routine di tutti i giorni e viaggiare!

Anche se non è strettamente necessario andare dalla parte opposta del mondo per prendere contatto con se stessi, il fatto di viaggiare, meglio ancora se da soli, aiuta a farlo. Una volta che si è in compagnia del proprio zaino, sarà difficile “raccontarsela” e, lasciati passare alcuni giorni di necessario ambientamento a questa nuova situazione, tutto apparirà diversamente.

Ed il viaggio prenderà un altro colore. Da quel momento in poi tutto sarà più semplice, gli eventi scorreranno più facilmente. Riusciremo meglio ad assecondare le nostre sensazioni ed ogni decisione porterà direttamente ad un’azione, senza titubanze e senza la necessità di cercare compromessi, perché non ce ne sarà alcun motivo.

Qui comincia il vero viaggio, quello senza una scadenza,  quello che ci porterà a contatto con tantissime situazioni ed incontri inaspettati, dove sarà naturale fermarsi in un posto perché ce lo sentiremo e trascorrere ore a chiacchierare con un perfetto sconosciuto. E’ uno stato d’animo che ci aiuta a vivere il viaggio al massimo delle sue possibilità e che ci avvicina alle cose, alle persone e a noi stessi.