Senza la nostra dolce metà

Un tema importante: “e se lascio a casa gli affetti?”.
(p.s. le lettere pubblicate sono state autorizzate dagli autori)
>Ciao Riccardo,
Mi chiamo Francesco e prima di tutto, vorrei ringraziarti per avermi fatto sognare tre giorni..il tempo impiegato per leggere il tuo libro.Complimenti per tutto !! Non so se questa sia la sezione giusta ma vorrei farti alcune domande.Il mio progetto è quello di prendere un anno sabbatico alla tenera età di 37 anni…due anni fà, essendo un musicista, ho provato l’ebbrezza di suonare come artista di strada a Londra.Un esperienza eccitante e , devo dire, anche redditizia con la quale ci si potrebbe vivere.Ora ho un lavoro fisso in una grande azienda (stipendio fisso, sicurezza economica etc) ma sento la grande necessità di MOLLARE TUTTO e riprovare a suonare per le strade e ,come Remì ,girare con la chitarra in spalla , questa volta in tutta europa.Il mio problema è che in questo momento sono felicemente findanzato con una splenditda ragazza che amo.Cosa mi consigli ? onestamente ho paura a portarla con me per vari motivi che tu puoi benissimo immaginare(un rischio sia per lei che per me di alterare un esperienza in solitaria) ma ho paura anche di perderla .Cosa dovrei fare ? Posso contare solo sui consigli di chi parla veramente la mia lingua…PS la tua esperienza è stata determinante a farmi decidere veramente di partire !!
Ancora grazie , anche per la tua futura risposta,
Francesco
> Ciao Francesco,
grazie a te. Le tue parole mi fanno molto piacere e sono il motivo per cui ho voluto condividere la mia esperienza con un libro.
A volte è difficile spiegare a chi ci sta intorno cosa ci spinge a partire e mollare tutto. Soprattutto quando tutto sembra essere ok e sembriamo solamente degli irrequieti.
Capisco il tuo dubbio, mica facile! Mi dai una grande responsabilità nel risponderti, ma ci provo. Se fossi nella tua situazione, cercherei di capire bene cosa ti spinge a partire e cosa stai cercando. Una volta più chiaro cosa vorresti e come ti organizzerai, sarà più semplice capire se e come coinvolgere la tua ragazza in questa grande esperienza.
Durante i miei due anni sabbatici ho viaggiato sa solo, ma se capirai che partire con lei non è un ostacolo a quello che stai veramente cercando, credo che un periodo sabbatico fatto in due possa essere un’esperienza molto bella ed importante per la vostra relazione.
Se, invece, sentirai che stai cercando un’esperienza per te, il non partire ‘a causa sua’, potrebbe farti a ‘rimuginare la cosa’, rimpiangere la scelta e inconsapevolmente incolpare lei di questo.
Lei è al corrente di questa tua idea e di questo tuo dubbio?
Fammi sapere e Buon Viaggio!
Riccardo
> Ciao, anzi tutto grazie per la risposta tempestiva! Sono davvero onorato!
Come da te consigliato ho pensato un pò prima di risponderti.I motivi per cui ad agosto prox partirò sono davvero tanti; essendo un musicista nell’ anima , vorrei provare a vivere solo di questo..come ti dicevo a Londra i cosìdetti Buskers (artisti di strada) sono riconosciuti come lavoratori a tutti gli effetti soprattutto nelle metropolitane.In tutta onestà il pensiero di timbrare un cartellino per tutta la vita, prendere il caffè sempre nella stessa macchinetta, vedere sempre le stesse facce e vestirmi elegante per andare in ufficio, mi fa rabbrividire..sento che la mia anima si sta logorando sempre più e devo provarci ! ! Se poi dovessi fallire, pazienza che ufficio sia ! Ma non scappo da nulla , cerco solo la mia strada.
Per quanto riguarda la mia ragazza, si, ne ho parlato con lei , dicendole che se venisse con me non potrei essere davvero me stesso.Voglio sentire la voce del mio istinto repressa per anni..con lei mi cullerei sempre di parlare con qualcuno nei momenti di solitudine utili invece per poter riflettere e magari socializzare con un barbone.E poi abbiamo una vita per stare assieme..pensi che possa trattarsi di egoismo nei suoi confronti ? è proprio questo il mio dilemma.Tu cosa avresti fatto se già fossi stato con la tua attuale moglie?
Grazie ancora per la pazienza e in bocca al lupo
> Ciao Francesco
rieccomi.
Mi sembra che tu abbia le idee chiare ce he non fanno una piega.
E’ importante che non si tratti di una fuga, ma di una ricerca. La fuga avrebbe le ‘gambe corte’.
Per quanto riguarda la tua ragazza non credo che si tratti di egoismo nei suoi confronti. Il solo fatto che siamo qui a parlarne è una dimostrazione del contrario. Se ne avete già discusso, tu hai chiaro che stai cercando un’esperienza tutta tua e lei ha capito le tue ragioni, come dici tu, avete tutta la vita davanti e questo periodo potrebbe essere anche un bel test per il vostro rapporto.
Non so cosa avrei fatto se fossi stato con la mia attuale moglie, difficile da dire ora. Ogni esperienza perde un pò senso se estraniata dal suo contesto (.. mamma mia sto scrivendo come Alberoni :-))
Comunque, tornando a te, se ti è chiaro cosa cerchi, come lo vorresti cercare e che non stai scappando  .. non posso che augurarti Buon Viaggio!
Riccardo

Fuori dalla ‘gabbia’ a 19 anni

Mi è venuta un’idea per continuare a raccontarvi le mie idee senza fare alcuno sforzo 🙂

Pubblico qualche lettera che ho ricevuto (resa anonima) insieme alle mie risposte. Ho selezionato queste lettere sulla base dell”importanza dei temi che trattano e della ‘frequenza’ con la quale questi temi emergono.

Ecco la prima:

> Ciao Riccardo

Sono rimasto affascinato dal tuo sito e volevo chiederti personalmente cosa faresti se prendendoti un anno sabbatico con l’unico scopo di crescere senza sentirti il cervello rinchiuso tra impegni familiari, visioni della vita secondo gli amici e senza sentire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato da chi ne può sapere quanto te. Ti spiego, io sono una diciannovenne matricola universitaria iscritta a “Economia Aziendale” . [Ho genitori molto autoritari ed apprensivi che non mi permettono di crescere…] Dopo diciannove anni mi sento ancora un immaturo non sapendomi gestire autonomamente e non avendo a carico serie responsabilità. Adesso io mi sento un po’ con i paraocchi montati in viso e vorrei liberarmene prendendomi un anno sabbatico. Ma non una vacanza! Un anno che mi faccia stare da solo e faccia crescere secondo i miei errori e facendo ragionare solo la mia testa facendole prendere un po’ d’aria.

Ti vorrei chiedere tu cosa mi consiglieresti?

Marco

> Ciao Marco,
comincio con il dirti che essere così consapevoli della propria situazione a 19 anni è già una gran cosa.
Poi posso aggiungere che lo stimolo a partire arriva molto spesso proprio da questa voglia di confrontarsi con se stessi e decidere della propria vita e del proprio tempo. Credo che uno dei motivi per cui l’anno sabbatico sia più ‘compreso’ all’estero derivi dall’apprensione dei genitori Italiani. E’ chiaro che lo fanno per il bene dei loro figli, ma senza renderesene conto non li aiutano.
Posso consigliarti di continuare a chiederti cosa vorresti fare, all’inizio può sembrare che la risposta non arrivi, ma poi, piano piano, la sentirai nascere dentro. Ed una volta che avrai le idee più chiare, parlane con i tuoi genitori, descrivendo quello che hai in mente nel loro ‘linguaggio’. Con questo intendo dire di tranquillizarli sul fatto che non stai scappando da loro, che hai le idee chiare ed un ‘progetto’ davanti per ottenere certe cose (ex facile è l’apprendimento di una lingua, ecc).
Forse non potrai ottenere le loro totale comprensione (come per molti, me compreso), ma questo non ti dovrà fermare dal seguire la tua strada.
Riflettici, fai i primi passi e fammi sapere.
Buon viaggio!
Riccardo

“te lo do io l’anno sabbatico!”

Le persone che incontro e che mi scrivono spesso vorrebbero avere consigli sul come affrontare gli ostacoli, i dubbi e le paure per riuscire a trovare il coraggio di prendersi un anno sabbatico.

Se esistesse un metodo, una sorta di protocollo per farlo, non sarebbe utile?

E allora ci provo, fatemi sapere cosa ne pensate:

1) Perché vorresti mollare tutto?

2) Per fare cosa?

3) Come pensi di farlo?

4) Quali ostacoli ti frenano dal farlo ora?

5) Riesci ad immaginarti già in viaggio? Cosa stai facendo?

6) Scrivi il tuo anno sabbatico. Come sarebbe?

Potete notare che più ci si pongono queste domande e più questa sorta di ‘sogno’ inizia a sembrare reale. Potreste arrivare ad un punto nel quale vi accorgereste che manca solamente di fare il primo passo. E che potreste farlo subito oppure aspettare, l’importante sarebbe la realizzazione che SI PUO’ FARE.

Una sorta di metodo esiste. Una persona che ho appena incontrato, e che è da poco rientrata da più di un anno trascorso alle Hawaii, mi ha detto che per fare questo ‘fatidico’ passo si era circondata di persone positive e aveva letto il più possibile libri che gli mostrassero la decisione che stava per prendere era fattibile.

Potrebbe in effetti essere questo il primo passo:  “circondatevi di persone per le quali prendersi un anno sabbatico è una cosa normale e utile .. ed i passi successivi verranno da soli.

Buon viaggio!

Tutte scuse!?

Quando parliamo della possibilità di concederci un anno sabbatico ci raccontiamo tante scuse .. e io non me ne tiro mica fuori! Me ne sono raccontate tante quando stavo per decidere di partire: “e poi con i soldi come faccio?”, “e se poi non trovo un lavoro?”. Insomma, le conosciamo, sono più o meno sempre le stesse. Ed è normale che ci vengano in mente di fronte ad una decisione importante che comporta dei cambiamenti nella nostra vita. Credo sia una reazione naturale, ed umana, quella di avere un pò di resistenza al cambiamento.

Il problema nasce quando, anziché trovare possibili ostacoli verso la realizzazione di un progetto, ci raccontiamo, appunto, delle scuse. Qual’è la differenza? Un ostacolo è qualcosa che si frappone tra lo stato delle cose, come sono ora, e come le si vorrebbero. Ed  qualcosa che c’è, ma guardandol il problema ‘negli occhi’ lo si può affrontare, analizzare e, spesso, superare. Una scusa, invece, ‘butta fuori di noi’ il problema. Ci diciamo in questo modo che la decisione non dipende da noi, ma da qualcosa di  esterno alle nostre possibilità e, quindi, non controllabile. In questo modo non proviamo neppure a cercare di capire se un ostacolo è superabile o no.

Se, dopo aver affrontato un problema, arrivassimo anche a dirci: “ok, ho deciso che questo per me è troppo e ho deciso di non partire”, questo sarebbe comunque un risultato. Almeno avremmo preso una decisione e avremmo dato una direzione consapevole alla nostra vita.

Diverso è quando ci diciamo, continuamente (perchè poi le scuse ritornano), “non dipende da me, lui ce l’ha fatta perché è ricco” , “io non posso perché non ho la sua fortuna”..

Il fatto di ‘buttare fuori il problema’ ci lega ad uno stato di frustrazione che ritorna perché non abbiamo affrontato il problema, non abbiamo deciso e quindi non abbiamo dato noi una direzione alle cose.

Proviamo a fare il primo passo ed a osservare in modo molto pratico i problemi che ci vengono in mente, e saremo già a metà del nostro viaggio.

Taking a Gap Year: a project

Taking a ‘gap-year’ is an experience that everybody can do and it doesn’t mean being irresponsible.

I took two gap-years during my career in human resources (the first at 28, the second at 31), despite the fact that Italian culture considers a ‘sabbatical period’ or a gap-year as an ‘holiday’.

We often make excuses to ourselves. Let’s start with the first three:

1. “I can’t afford it”

Let’s try to have a realistic look at the money we really need to travel the world ‘on the cheap’: a night in an hostel in, i.e. South East Asia, costs around 5€ and so does a very good lunch or dinner. We can also make our lunch in the hostel where we are staying and we could even work there in return for free food and accommodation. With regards to the flights, if planned in advance, we can save a lot here as well (let’s say an average of 1.500€ for a round-the-world trip). If we then put all these costs together we would barely reach 10.000€ for a period of 7-8 months. This is a sum of money some people spend on a three week holiday. If we are focused on saving for our life-trip, we can save this money in a quite short time.

2. “What about my job?”

If we are keen on leaving for a sabbatical, it probably means we are not in love with our job or, anyway, that we need a break. There is always a possibility (that we usually consider impossible and so we never verify) to obtain a sabbatical leave from our employer, but if, after we try at our best, we won’t get it, we shouldn’t worry. As it happened to me, a long trip or a long period taken for ourselves can change the way we look at our job position. When we come back we usually change the list or the order of our priorities and we have a more flexible approach. We are more open, creative, and we see opportunities that we would have never been able to see before this experience.

3. “It could be dangerous”

Not more than walking in a big city, driving your car or smoking! We are often scared of the unknown. Once we verify the ‘official’ danger of the places we intend to visit, we should bare in mind  that everyday will be a new unforseen experience, and we will meet many people that are ready to help us. If what we are worried about is taking this break from our ‘regular’ life and not being able to get back (work, friends, habits) we should try to understand the reality of this fear. What do we really fear? Being free to do what we want?

I suggest to approach the idea of taking a sabbatical as we would normally do so for any project: ask ourselves what we want to get from it, plan the main issues (visa, budget, etc) and then get ready for a change.

Treating ourselves to a gap-year, where what we aim to do is to make time for ourselves and focus on what it is important to us, is a life changing experience and it could also bring about opportunities from a professional point of view.

Have a good trip!

Riccardo

“Come faccio con il lavoro?”

Se stiamo pensando di prenderci un anno sabbatico, forse significa che in questo momento il nostro lavoro non ci sta dando molte soddisfazioni. Eppure, abbiamo paura di lasciarlo.

Temiamo di non trovare un altro posto al ritorno, o di perdere qualche occasione importante per la nostra carriera, oppure di restare disoccupati per il resto della nostra vita. Ma lo pensiamo veramente? Non conosco una sola persona alla quale sia successo. Normalmente, l’energia che ci si porta dietro dopo un periodo di questo tipo è una sorta di calamita per un’offerta di lavoro. E poi non sappiamo ancora se dopo il nostro viaggio vorremo ritornare in Italia, oppure se ci fermeremo altrove.

In altri paesi, l’anno sabbatico è considerato importante quanto un master. Quante persone conoscete che vivono in una grande città, lavorano 10-12 ore al giorno e si lamentano per l’elevato costo della vita? Che senso ha alzarci la mattina con il mal di testa al pensiero di dover affrontare un lavoro che non ci piace? Se ci pesa tanto, non sarebbe meglio perderlo? Quante volte abbiamo parlato con stima e invidia di qualcuno conosciuto in vacanza che ha lasciato la sua situazione grigia e vive spensierato in un posto di mare, lavoricchiando qua e là in un bar, in un ristorante o in un noleggio di canoe?

“Sì, bravo, adesso tu parli così, non hai figli, ma vedrai quando ne avrai!” Bene, allora si vedrà. Non voglio con questo sminuire l’importanza del lavoro, ma so che in certi momenti della vita occorre un po’ di coraggio per affrontare il cambiamento. Quando iniziamo a valutare la possibilità di intraprendere un periodo sabbatico dobbiamo abbandonare le certezze alle quali siamo abituati. Sembra la fine del mondo, ma potrebbe essere una liberazione, anche in una fase di crisi economica. Perché restare qui ad aspettare il posto di lavoro ideale, logorandosi nell’attesa e nell’ansia che non succeda nulla? Meglio partire, misurarsi con nuove sfide e conoscere un po’ il mondo.

Al mio rientro ho fatto molti colloqui e ho detto di no a diverse persone che non capivano l’importanza dell’esperienza che avevo appena fatto. Suggerisco di mettere nel vostro curriculum vitae, in bella vista, la vostra esperienza: sarà una sorta di valutazione automatica dei potenziali datori di lavoro.

Quando cito il mio caso non è per apparire più coraggioso, ma per sottolineare che, anche se sono partito senza reti di protezione, non mi è accaduto nulla: non sono rimasto senza tetto e non vivo sotto i ponti. Certo mi sono sempre dovuto adattare e quando occorreva ho sempre trovato un lavoro che mi ha consentito di mettere da parte qualche soldo. È ovviamente necessario organizzarsi ed avere uno stile di vita coerente e non molto dispendioso, ma questo fa parte delle scelte che ognuno di noi fa tutti i giorni.

“E i soldi dove li trovo?”

I soldi sono la scusa più frequente quando si pensa di concedersi un anno sabbatico. Cosa intendiamo veramente? Concedersi un anno sabbatico non significa restare un anno senza lavorare e soggiornare in alberghi a cinque stelle. Per far fronte a questa paura, ho adottato una strategia davvero semplice: mettere da parte una somma di sicurezza, organizzarsi per lavoricchiare durante il viaggio e abituarsi a vivere con poco.

Nei miei viaggi non ho mai incontrato una persona ricca, forse perché le persone ricche soggiornano in alberghi di lusso, oppure, più probabilmente, perché chi ha trascorso la vita ad accumulare soldi e a vivere di rendita difficilmente riuscirà a prendere una decisione di cambiamento così importante.

Proviamo a fare qualche conto: quanti soldi servono realmente? Molto dipende da dove siamo diretti e da come sarà il nostro viaggio. I costi variano moltissimo a seconda della destinazione: le differenze sono enormi, per esempio, tra il  Sud-est Asiatico e il Giappone, oppure tra il Sud America e il Nord Europa. Poiché il periodo sabbatico non è una vacanza prolungata ma un’esperienza di vita, anche il modo di viaggiare ha la sua importanza. Il fatto di fermarsi negli ostelli e stare attenti all’aspetto economico è già un valore in sé, perché ci insegna a vivere modo più frugale.

Una notte in un ostello in paesi poco costosi (inclusa l’Australia, una delle mete più ambite) può variare tra i 5 e i 10€, mentre a New York può oscillare fra i 30 e i 35€. Calcoliamo per esempio quanto può costare un viaggio di cinque mesi tra il Sud-est asiatico e l’Australia: 10€ a notte per l’alloggio, 20€ per il vitto e circa 10€ per le altre spese. Totale: 40€ al giorno, ossia 6000€ per un periodo di cinque mesi. Aggiungendo circa 2000€ per i voli si arriva a una spesa totale di circa 8000€. Se contiamo di trascorrere l’intero periodo senza lavorare e senza badare troppo alle piccole spese, dovremmo  aumentare un po’ tale valore. Lasciandoci una notevole valvola di sicurezza, non supereremmo comunque i 10.000€.

Lavorando in un ostello per la metà dei giorni di viaggio, avremmo più o meno vitto e alloggio pagato, con un risparmio assicurato. I 6000€ iniziali si ridurrebbero a circa 3800€. Ipotizzando sempre un costo per i voli di 2000€ e un ulteriore margine di sicurezza di 1000€, arriveremo ad un totale di 6800€. Facendo molta attenzione e lavorando quando ce ne sarà l’occasione, non dovrebbe essere difficile ridurre questa cifra sotto i 5000€.

Non si tratta di una somma così elevata, soprattutto se disponiamo di un po’ di tempo per metterla da parte. Risparmiando 100-150€ al mese per tre o quattro anni, per esempio, potremmo riuscire ad accantonare il necessario per un viaggio di cinque mesi. Se invece ci interessa raggiungere questo obiettivo il prima possibile, potremmo cercare di aumentare il nostro reddito mensile, ad esempio con lavori serali, cercando di mettere da parte 400-500€ al mese. In questo caso ci vorrà poco più di un anno per raccogliere i fondi necessari. Possiamo ottenere risultati sorprendenti riducendo le spese superflue e concentrandoci sul nostro progetto.

I giorni prima della partenza

I giorni prima di un lungo viaggio non sono semplici. Sembrava fatta, dopo tutta la fatica a decidere, organizzarsi, parlare ai nostri cari e far comprendere loro il nostro progetto. E dopo tutto il coraggio che abbiamo tirato fuori per finalmente decidere! Eppure pochi giorni prima ci verranno mille dubbi, un po’ di ansia ed uno stato di confusione che ci porterà a chiederci se abbiamo preso la decisione giusta, dopotutto non stiamo male qui, i nostri amici , …

E’ tutto normale, potrebbe non succedere, ma se sarà così, è qualcosa che capita molto spesso. Credo che sia il tentativo della nostra mente di trovare una sorta di equilibrio dopo averle cambiato o solamente tolto, per ora, i punti di riferimento. Una volta su quel volo passerà tutto. Ma come arrivarci e non farci angosciare da questi momenti? Ognuno avrà il suo trucco. Personalmente ho sempre cercato di vivere giorno per giorno occupandolo a sistemare lo zaino, salutare gli amici, organizzare una pizzata di saluti, sforzandomi di non ‘proiettarmi’ troppo avanti nel tempo. Stiamo per affrontare qualcosa di nuovo e che cambierà direzione una volta partiti. Quando l’ansia ci assalirà dovremmo dirci che la decisione è quella giusta e che questi momennti di smarrimento sono assolutamente normali. Ricordo un episodio curioso che mi ha fatto vedere come  questi momenti sono legati alle abitudini ed alla nostra ‘zona di conforto’, quel territorio all’interno del quale ci sentiamo tranquilli e a nostro agio. Potrebbe essere una ‘zona di conforto’ anche il nostro lavoro, che, sebbene non dovesse piacerci, ci garantisce punti di riferimento conosciuti e non ci lascia soli con noi stessi.

L’episodio che vi racconto non riguarda uno dei miei lunghi viaggi. Mi trovavo semplicemente nelle mie vacanze di Natale, in Scozia a trovare i genitori di mia moglie. Avevo deciso di partire qualche giorno prima di lei per trascorrere qualche giorno da solo a Londra per ritrovare qualche amico. La cosa strana è che, anche di fronte ad un viaggetto come quello, forse visto che era da tempo che non lo facevo, ho provato dei dubbi (“ma è il caso di stare in ostello? Dopotutto ora puoi permetterti anche una pensioncina”, ecc.. e pensare che sarò stato in decine e decine di ostelli in giro per il mondo!). Neanche a dirlo, una volta partito la sensazione di dubbio è finita e, una volta arrivato a Londra, l’ostello si è rivelato bello, pulito ed accogliente.

Abituiamoci a convivere con qualche momento di smarrimento, confusione ed ansia. E’ tutto normale e ne capiteranno altri una volta partiti. Stiamo affrontando il nuovo e un po’ di confusione. E’ lo scotto da pagar

Parlare ai genitori

Uno dei principali ostacoli che bisogna affrontare quando ci si appresta a pensare, decidere di fare ed organizzare un periodo sabbatico, è il come comunicarlo alle persone a noi care, per esempio ai nostri genitori, soprattutto se ancora viviamo in casa con loro. Ci sono passato più di una volta ed è un momento spesso frustrante per entrambe le parti. E’ come se si parlassero due lingue differenti .. ed è proprio così! La loro non comprensione di quello che vogliamo trasmettere non nasce quasi mai dalla volontà di fermarci, bloccarci, ma solamente dal timore di perderci, dall’ansia che deriva dal credere che stiamo per scappare.

Forse non sarà possibile avere una loro totale comprensione. Possiamo, però, cercare di parlare una lingua più ‘comune’, sforzandoci di capire i loro timori e cercando di rassicurarli sul fatto che non stiamo per scappare e non tornare più. Dovremmo sottolineare il ‘progetto’ che abbiamo in mente (imparare una lingua, diventare autonomi,..) spiegando che abbiamo le idee (abbastanza) chiare e che abbiamo organizzato bene il nostro periodo sabbatico. Dovremmo evitare di ‘sparare’ in modo sconclusionato tutte le idee che abbiamo in testa, soprattutto le più azzardate. Ricordiamoci che usiamo due linguaggi differenti. Noi utilizziamo le metafore, i sogni, le proiezioni nel futuro, loro sono più orientati a vedere la sicurezza, l’obiettivo ed a limitare i rischi.

Forse non saranno mai d’accordo. Dovremmo forse accontentarci di avere da loro una parziale comprensione del fatto che siamo consapevoli di ciò che stiamo facendo. Credo sia sufficiente a farci partire con maggiore serenità sapendo di averli con noi. Anche se non avranno capito fino in fondo le nostre motivazioni, le potranno probabilmente immaginare e saranno orgogliosi di ciò che stiamo facendo.

Come trascorrere un anno sabbatico

Come trascorrere un anno sabbatico? E’ una domanda che mi viene fatta spesso. Girerei la domanda in: “cosa vorresti fare per cui stai pensando di prenderti un anno sabbatico?”

Credo, infatti, che sia proprio questo il punto di partenza per muoversi verso un’esperienza di questo tipo, cominciando a chiarirsi le idee sul perché e, di conseguenza, passare alla fase successiva della realizzazione.

La risposta a questa domanda potrà cambiare nel tempo, ma ci fa muovere i primi passi in una qualche direzione. Potremmo così iniziare a capire dove vorremo andare, quanti soldi serviranno, di quanto tempo avremo bisogno, come ci dovremo organizzarci.

Il desiderio di realizzare questo sogno è ciò che ci fa’ partire e ci aiuta a superare gli ostacoli che incontreremo. Ma è anche necessaria una fase di riflessione sulle domande “perché, cosa, come?” per dare forma a questo sogno.