18 anni e voglia di avventura

Una mail ‘manifesto’ di chi a 18 anni ha già le idee chiare ..  di sicuro più di quanto ne avessi io.

Ciao Riccardo, sono un ragazzo 18enne con una grande voglia di viaggiare e scoprire il mondo, nei prossimi giorni acquisterò il tuo libro ( non vedo l’ora ) e lo leggerò, ti scrivo semplicemente per chiederti se consigli un esperienza del genere nel post-maturità.
Sinceramente non ho proprio idea di cosa fare sia a livello universitario che lavorativo anzi idee ce ne ho ma ho molta poca fiducia di come vanno le cose in italia, leggendo su internet ho letto di ragazzi che sono partiti all’AVVENTURA e che sono tornati con un altro spirito o che sono rimasti all’estero; ma mi sorge una domanda, fare un esperienza del genere così giovani non è un po’ una pazzia? Mi spiego la mia preoccupazione sarebbero i soldi, senza aver mai messo da parte nulla come potrebbe fare un ragazzo a partire? Personalmente penso che con un aiuto dei miei genitori ce la potrei fare ma se loro rifiutassero perché non d’accordo con l’esperienza che gli andrò a proporre? Sono molto confuso.
Ti ringrazio in anticipo, ciao!

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Ciao,
hai fatto bene a scrivermi e, certo, non posso che approvare l’idea di un periodo sabbatico post maturità.
Quando ho vissuto a Londra ho conosciuto molti giovani Svedesi che, proporio dopo la maturità, si prendono un anno di tempo per vivere e lavorare all’estero. E’ un’esperienza per loro fondamentale e che se non appare nel curriculum è una mancanza.
Da qui la mia risposta anche al problema soldi. Un’esperienza di questo tipo è importante soprattutto se ‘auto-mantenuta’, cioè se riesci ad organizzarla senza l’aiuto dei tuoi genitori, altrimenti rischia di scivolare in una vacanza.
Un consiglio: quando ne parlerai ai tuoi genitori, cerca di farlo con il loro linguaggio, cioè cerca di far loro capire che non stai fuggendo, ma che stai investendo nel tuo futuro per avere le idee più chiare su cosa scegliere e migliorare la conoscenza della lingua, per esempio.
Buon viaggio!
Riccardo

L’anno sabbatico per una donna

Buongiorno e Buon Anno! Ci scrive Manuela che ha qualche domanda sulla pericolosità di partire per un anno sabbatico da sola e donna.

> Ciao Riccardo,

ho letto il tuo libro (o meglio, l’ho divorato) con gli occhi e
l’animo sognanti e accompagnata da un po’ di confusione.

Vabè… mi presento! 🙂
Mi chiamo Manuela e ho 27 anni, sempre meno timida, ma un po’ insicura
e piena di sogni e immaginazione. Da sempre nel mio cassetto ho
racchiuso la voglia di partire, di fare un esperienza all’estero.
Passione per il viaggio, scoprire posti nuovi, incontrare culture
diverse e desiderio di mettersi alla prova e imparare a cavarmela da
sola… e a tutto ciò si aggiunge un lavoro precario, da troppo tempo,
un continuo rinnovarsi di contratti a progetto e aziende in crisi.. e
poca soddisfazione, anche se ho la fortuna di fare un lavoro che mi
piace. Ma a cosa serve se questo non mi aiuta a trovare la mia strada?
Insomma, a 27 anni ho deciso che forse è arrivato il momento di aprire
quel cassetto. Leggere il tuo libro mi ha fatto scoprire molti aspetti
interessanti su un’esperienza di questo tipo, ma non a combattere
totalmente la paura. E poi ho dei dubbi, o forse un’ulteriore scusa.
Ma l’anno sabbatico per una donna, un viaggio intrapreso da sola in
qualche parte del mondo, non è pericoloso? rischioso? Lo so, tu sei un
uomo, ma forse hai incontrato nei tuoi viaggi delle ragazze/donne che
hanno fatto questo tipo di esperienza.

Fra sei mesi scadrà nuovamente il mio contratto e in questo lasso di
tempo vorrei capire realmente cosa poter fare della mia vita.

Grazie mille Riccardo!!

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> Ciao Manuela,

mi fa molto piacere che le mie riflessioni ti siano state di stimolo.
27 anni è l’età che avevo quando mi sono concesso il mio primo periodo sabbatico. Sono comprensibili sia la tua confusione che la tua paura. Ed il fatto che te ne rendi conto non è da tutti, complimenti!

Il modo che consiglio per agire pur continuando ad avere paura (non è necessario liberarsene :-)) è quello di iniziare a fare il primo passo. Per farlo inizierei a farmi un paio di domande che mi sembra però tu ti sia già fatta: cosa stai cercando? come pensi di farlo? E da lì iniziare ad organizzarti sul dove, su quanti soldi ti servono, i visti necessari, il volo, ecc

Per quanto riguarda la paura aggiuntiva, cioè quella di viaggiare da sola e donna, ho conosciuto diverse ragazze e donne che hanno fatto un’esperienza simile. Qualche accorgimento in più ti può far stare più tranquilla, ma non mi preoccuperei troppo se ti informerai prima sui paesi e le città che vorrai visitare e se ti comporterai con cautela come immagino tu già faccia normalmente.

Inizia a rifletterci ed a organizzarti e poi, sono qui, non esitare a scrivermi.
Buon inizio 2013 anche a te!

Riccardo

 

Mollare tutto è un progetto

In questa lettera troviamo due temi molto comuni: “provare invidia per chi non ha nulla da perdere” e “come motivare una richiesta di aspettativa”

> Ciao Riccardo,

mi chiamo Andrea, ho 30 anni, ho letto il tuo libro e visitato il tuo sito. La mia storia è in parte simile alla tua: liceo scientifico, Economia e Commercio, una breve esperinza come consulente e ora da più di tre anni ho un contratto a tempo indeterminato in una grossa banca con buone possibiltà di crescita e un lavoro piuttosto interessante. Nonostante ciò non mi sento per nulla soddisfatto. Fin da ragazzino ho sempre desiderato viaggiare e immaginavo la mia vita futura come densa di esperienze. La realtà che si è verifcata è invece molto diversa. Da quando mi sono laureato ho pensato in più occasioni di partire e tentare la fortuna in altri paesi (Australia in primis) ma ho sempre ricevuto delle offerte di lavoro e non ho mai avuto il coraggio di rifiutarle e seguire quello che era il mio desiderio, ma ho sempre fatto la scelta più razionale. Ora mi ritrovo paradossalmente a provare un certo senso di invida per chi, non avendo un lavoro sicuro, non ha nulla da perdere e può partire, cambiare aria, vivere una nuova esperienza, in breve, tirare i dadi un’altra volta e vedere cosa viene fuori. Il tanto agognato contratto a tempo indeterminato è diventato una specie di trappola che mi impedisce di realizzare le esperienze che vorrei fare.
Per questi motivi sto pensando di chiedere un periodo sabbatico alla mia azienda. Vorrei viaggiare, magari schiarirmi le idee e decidere che indirizzo dare alla mia vita in maniera consapevole, e soprattutto vorrei soddifare il desiderio di esperienze che ancora non è sazio. Penso che se non lo faccio adesso non lo farò più..quindi mi sto facendo coraggio.
A tale proposito, vorrei chiederti se potresti darmi dei consigli su come motivare adeguatamente questa richiesta ai miei capi e agli HR. Partire con la sicurezza di poter avere di nuovo il mio lavoro al mio (eventuale) ritorno mi fa sentire più sereno e per questo ottenere il periodo sabbatico dall’ azienda per me è molto importante.
Al momento mi sento parecchio insofferente, penso che forse potrei sentirmi più realizzato facendo un lavoro diverso ma non ho nessuna idea precisa..può anche darsi che una volta soddisfatto il mio desiderio di esperienze viaggiando, io voglia tornare al mio posto e riprendere la mia via normalmente, quindi vorrei evitare di essere messo da parte dai miei capi.

Grazie e complimenti per il libro che mi sta dando la carica per mettere in piedi il mio progetto!

Ciao

Andrea

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> Ciao Andrea,
quanto ti capisco .. la ‘gabbia dorata’!!
Me l’ero costruita anch’io molto bene, e più di una volta, ed uno degli effetti indesiderati è quello ‘paradossale’ di non volerla avere. Anch’io a volte mi auguravo che qualcun’altro o qualche situazione esterna mi costringesse a prendere una decisione.
Mi sembra, però, che tu abbia le idee già  chiare e che non stia fuggendo, quindi hai tutto il mio appoggio.

Veniamo alla tua domanda. Ti consiglio di impostare la tua proposta di aspettativa, almeno nei confronti dei tuoi capi e dell’ufficio HR, come se fosse un progetto. Quindi: obiettivi, motivazioni, organizzazione e risultato aspettato, adottando il più possibile il linguaggio dell’azienda dove ti trovi. Come puoi immaginare, se ti concederanno l’aspettativa non sarà certo per spirito di bontà, ma per comune convenienza. Cerca allora di trovare quale possa essere il vantaggio per loro (es. momento di ‘stallo’ dei risultati aziendali, quindi possibile risparmio del tuo stipendio per qualche mese, il fatto di averti poi riconoscente e ‘loyal’ verso di loro, accrescimento delle tue capacità di adattabilità, flessibilità, miglioramento della lingua, ecc). Non dovrà essere la pura descrizione di quello che hai in mente, ma la migliore traduzione progettuale dei tuoi obiettivi così che non venga visto come voglia di fuggire, ma come un’importante opportunità per entrambi.

Riflettici un pò e vedrai che le idee ti verranno. E non esitare a scrivermi.
Buon viaggio!
Riccardo

Senza la nostra dolce metà

Un tema importante: “e se lascio a casa gli affetti?”.
(p.s. le lettere pubblicate sono state autorizzate dagli autori)
>Ciao Riccardo,
Mi chiamo Francesco e prima di tutto, vorrei ringraziarti per avermi fatto sognare tre giorni..il tempo impiegato per leggere il tuo libro.Complimenti per tutto !! Non so se questa sia la sezione giusta ma vorrei farti alcune domande.Il mio progetto è quello di prendere un anno sabbatico alla tenera età di 37 anni…due anni fà, essendo un musicista, ho provato l’ebbrezza di suonare come artista di strada a Londra.Un esperienza eccitante e , devo dire, anche redditizia con la quale ci si potrebbe vivere.Ora ho un lavoro fisso in una grande azienda (stipendio fisso, sicurezza economica etc) ma sento la grande necessità di MOLLARE TUTTO e riprovare a suonare per le strade e ,come Remì ,girare con la chitarra in spalla , questa volta in tutta europa.Il mio problema è che in questo momento sono felicemente findanzato con una splenditda ragazza che amo.Cosa mi consigli ? onestamente ho paura a portarla con me per vari motivi che tu puoi benissimo immaginare(un rischio sia per lei che per me di alterare un esperienza in solitaria) ma ho paura anche di perderla .Cosa dovrei fare ? Posso contare solo sui consigli di chi parla veramente la mia lingua…PS la tua esperienza è stata determinante a farmi decidere veramente di partire !!
Ancora grazie , anche per la tua futura risposta,
Francesco
> Ciao Francesco,
grazie a te. Le tue parole mi fanno molto piacere e sono il motivo per cui ho voluto condividere la mia esperienza con un libro.
A volte è difficile spiegare a chi ci sta intorno cosa ci spinge a partire e mollare tutto. Soprattutto quando tutto sembra essere ok e sembriamo solamente degli irrequieti.
Capisco il tuo dubbio, mica facile! Mi dai una grande responsabilità nel risponderti, ma ci provo. Se fossi nella tua situazione, cercherei di capire bene cosa ti spinge a partire e cosa stai cercando. Una volta più chiaro cosa vorresti e come ti organizzerai, sarà più semplice capire se e come coinvolgere la tua ragazza in questa grande esperienza.
Durante i miei due anni sabbatici ho viaggiato sa solo, ma se capirai che partire con lei non è un ostacolo a quello che stai veramente cercando, credo che un periodo sabbatico fatto in due possa essere un’esperienza molto bella ed importante per la vostra relazione.
Se, invece, sentirai che stai cercando un’esperienza per te, il non partire ‘a causa sua’, potrebbe farti a ‘rimuginare la cosa’, rimpiangere la scelta e inconsapevolmente incolpare lei di questo.
Lei è al corrente di questa tua idea e di questo tuo dubbio?
Fammi sapere e Buon Viaggio!
Riccardo
> Ciao, anzi tutto grazie per la risposta tempestiva! Sono davvero onorato!
Come da te consigliato ho pensato un pò prima di risponderti.I motivi per cui ad agosto prox partirò sono davvero tanti; essendo un musicista nell’ anima , vorrei provare a vivere solo di questo..come ti dicevo a Londra i cosìdetti Buskers (artisti di strada) sono riconosciuti come lavoratori a tutti gli effetti soprattutto nelle metropolitane.In tutta onestà il pensiero di timbrare un cartellino per tutta la vita, prendere il caffè sempre nella stessa macchinetta, vedere sempre le stesse facce e vestirmi elegante per andare in ufficio, mi fa rabbrividire..sento che la mia anima si sta logorando sempre più e devo provarci ! ! Se poi dovessi fallire, pazienza che ufficio sia ! Ma non scappo da nulla , cerco solo la mia strada.
Per quanto riguarda la mia ragazza, si, ne ho parlato con lei , dicendole che se venisse con me non potrei essere davvero me stesso.Voglio sentire la voce del mio istinto repressa per anni..con lei mi cullerei sempre di parlare con qualcuno nei momenti di solitudine utili invece per poter riflettere e magari socializzare con un barbone.E poi abbiamo una vita per stare assieme..pensi che possa trattarsi di egoismo nei suoi confronti ? è proprio questo il mio dilemma.Tu cosa avresti fatto se già fossi stato con la tua attuale moglie?
Grazie ancora per la pazienza e in bocca al lupo
> Ciao Francesco
rieccomi.
Mi sembra che tu abbia le idee chiare ce he non fanno una piega.
E’ importante che non si tratti di una fuga, ma di una ricerca. La fuga avrebbe le ‘gambe corte’.
Per quanto riguarda la tua ragazza non credo che si tratti di egoismo nei suoi confronti. Il solo fatto che siamo qui a parlarne è una dimostrazione del contrario. Se ne avete già discusso, tu hai chiaro che stai cercando un’esperienza tutta tua e lei ha capito le tue ragioni, come dici tu, avete tutta la vita davanti e questo periodo potrebbe essere anche un bel test per il vostro rapporto.
Non so cosa avrei fatto se fossi stato con la mia attuale moglie, difficile da dire ora. Ogni esperienza perde un pò senso se estraniata dal suo contesto (.. mamma mia sto scrivendo come Alberoni :-))
Comunque, tornando a te, se ti è chiaro cosa cerchi, come lo vorresti cercare e che non stai scappando  .. non posso che augurarti Buon Viaggio!
Riccardo

Fuori dalla ‘gabbia’ a 19 anni

Mi è venuta un’idea per continuare a raccontarvi le mie idee senza fare alcuno sforzo 🙂

Pubblico qualche lettera che ho ricevuto (resa anonima) insieme alle mie risposte. Ho selezionato queste lettere sulla base dell”importanza dei temi che trattano e della ‘frequenza’ con la quale questi temi emergono.

Ecco la prima:

> Ciao Riccardo

Sono rimasto affascinato dal tuo sito e volevo chiederti personalmente cosa faresti se prendendoti un anno sabbatico con l’unico scopo di crescere senza sentirti il cervello rinchiuso tra impegni familiari, visioni della vita secondo gli amici e senza sentire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato da chi ne può sapere quanto te. Ti spiego, io sono una diciannovenne matricola universitaria iscritta a “Economia Aziendale” . [Ho genitori molto autoritari ed apprensivi che non mi permettono di crescere…] Dopo diciannove anni mi sento ancora un immaturo non sapendomi gestire autonomamente e non avendo a carico serie responsabilità. Adesso io mi sento un po’ con i paraocchi montati in viso e vorrei liberarmene prendendomi un anno sabbatico. Ma non una vacanza! Un anno che mi faccia stare da solo e faccia crescere secondo i miei errori e facendo ragionare solo la mia testa facendole prendere un po’ d’aria.

Ti vorrei chiedere tu cosa mi consiglieresti?

Marco

> Ciao Marco,
comincio con il dirti che essere così consapevoli della propria situazione a 19 anni è già una gran cosa.
Poi posso aggiungere che lo stimolo a partire arriva molto spesso proprio da questa voglia di confrontarsi con se stessi e decidere della propria vita e del proprio tempo. Credo che uno dei motivi per cui l’anno sabbatico sia più ‘compreso’ all’estero derivi dall’apprensione dei genitori Italiani. E’ chiaro che lo fanno per il bene dei loro figli, ma senza renderesene conto non li aiutano.
Posso consigliarti di continuare a chiederti cosa vorresti fare, all’inizio può sembrare che la risposta non arrivi, ma poi, piano piano, la sentirai nascere dentro. Ed una volta che avrai le idee più chiare, parlane con i tuoi genitori, descrivendo quello che hai in mente nel loro ‘linguaggio’. Con questo intendo dire di tranquillizarli sul fatto che non stai scappando da loro, che hai le idee chiare ed un ‘progetto’ davanti per ottenere certe cose (ex facile è l’apprendimento di una lingua, ecc).
Forse non potrai ottenere le loro totale comprensione (come per molti, me compreso), ma questo non ti dovrà fermare dal seguire la tua strada.
Riflettici, fai i primi passi e fammi sapere.
Buon viaggio!
Riccardo

Alla faccia del lavoro :-)

Una settimana fa sono stato invitato a parlare dell’ anno sabbatico al Festival del lavoro di Brescia.
Buon segno! In un ambiente così istituzionale (erano presenti in una sala non molto distante Alfano, Formigoni, Bonanni, ecc) significa  che ci si sta rendendo conto che le cose stanno cambiando. Il titolo dell’incontro era: “il lavoro in un mondo che cambia”. Abbiamo parlato di come gli ‘stereotipi’ più classici legati al lavoro debbano essere completamente rivisti: non esiste più il lavoro per la vita, forse non esisterà più la pensione, un lavoratroe a tempo indeterminato è precario quanto un lavoratore a tempo. Ma non è tutto solo un male. Tutta questo senso di insicurezza ci costringe, infatti, a fare i conti con il cambiamento e con la voglia che tutti noi abbiamo di fare. A volte ci impigriamo ed anche gli stereotipi legati a questo mondo del lavoro istituzionalizzato nascono probabilmente da questo atteggiamento attendista e pigro. Dobbiamo dare uno scossone a questo sistema così vecchio e l’esperienza di mollare tutto per concedersi un anno sabbatico va in questa direzione: ci porta a sperimentare, ad agire a non stare con le mani in mano in attesa di spegnerci e di aspettare che le cose rimangano come sono .. per poi lamentarcene.

Più saremo a provare quest’esperienza e a renderci conto che dipende solamente da noi e meglio andranno le cose.

Buon viaggio!
Riccardo

“te lo do io l’anno sabbatico!”

Le persone che incontro e che mi scrivono spesso vorrebbero avere consigli sul come affrontare gli ostacoli, i dubbi e le paure per riuscire a trovare il coraggio di prendersi un anno sabbatico.

Se esistesse un metodo, una sorta di protocollo per farlo, non sarebbe utile?

E allora ci provo, fatemi sapere cosa ne pensate:

1) Perché vorresti mollare tutto?

2) Per fare cosa?

3) Come pensi di farlo?

4) Quali ostacoli ti frenano dal farlo ora?

5) Riesci ad immaginarti già in viaggio? Cosa stai facendo?

6) Scrivi il tuo anno sabbatico. Come sarebbe?

Potete notare che più ci si pongono queste domande e più questa sorta di ‘sogno’ inizia a sembrare reale. Potreste arrivare ad un punto nel quale vi accorgereste che manca solamente di fare il primo passo. E che potreste farlo subito oppure aspettare, l’importante sarebbe la realizzazione che SI PUO’ FARE.

Una sorta di metodo esiste. Una persona che ho appena incontrato, e che è da poco rientrata da più di un anno trascorso alle Hawaii, mi ha detto che per fare questo ‘fatidico’ passo si era circondata di persone positive e aveva letto il più possibile libri che gli mostrassero la decisione che stava per prendere era fattibile.

Potrebbe in effetti essere questo il primo passo:  “circondatevi di persone per le quali prendersi un anno sabbatico è una cosa normale e utile .. ed i passi successivi verranno da soli.

Buon viaggio!

Sta davvero succedendo qualcosa

Qualcosa sta veramente cambiando. Recentemente molte persone (ex colleghi, amici, amici di amici) mi hanno telefonato o scritto per dirmi che si stanno prendendo un periodo sabbatico. Qualche anno fa abbiamo iniziato a parlarne, durante questo tempo sempre più persone mi hanno contattato per raccontarmi i loro desideri oppure la loro esperienza ed ora il fenomeno sta esplodendo! Tutte queste persone, di età varia tra i 25 ed i 50 anni, lo hanno sognato, hanno affrontato le normali difficoltà, si sono organizzati e sono partiti. Non sapete che piacere ricevere le loro telefonate, perché sento di aver, pur se minimanente, contribuito all’energia e voglia di fare che trasmettono.

Ma perché sta esplodendo? Perché è sempre stata solamente una questione di tempo. Perché si sta ‘chiarendo’ l’idea di cosa significhi prendersi del tempo per se per non costringersi a vivere in una gabbia dove ci mettiamo da soli. Soprattutto in un momento dove ciò che prima sembrava certo ora non lo è più, ci mettiamo di fronte ad uno specchio e ci chiediamo come dare la direzione che vogliamo noi alla nostra vita. E la risposta esce piano piano, ma quando arriva è molto chiara e non lascia spazio a dubbi.

L’anno sabbatico alla Borsa Italiana!

Sono stato invitato a parlare di ‘anno sabbatico’ al prossimo Job Finance Day organizzato da jobmeeting e che si terrà il 3 aprile alla Borsa di Milano. Saranno lì presenti studenti, laureati interessati e persone già con una  carriera avviata nel mondo della finanza. Mi sento come se stessi per inserire un piccolo ‘virus’ dritto nel cuore del sistema.

L’anno sabbatico, o il ‘gap-year’ per rifarci al termine anglosassone che ben spiega di cosa si tratti, ha iniziato qualche anno fa a muovere i primi passi nella cultura Italiana. Abbiamo iniziato con un sito, poi un libro e da lì sono seguite apparizioni in tv, trasmissioni radiofoniche, riviste e giornali. Quest’anno sembra che la situazione sia esplosa e sembra che, finalmente, quest’idea di prendersi una pausa si stia allineando con i percorsi di carriera e la vita normale di tutti noi.

Il fatto di parlare del tema nel tempio del mondo finanziario, che è un pò l’emblema del lavoro e della carriera tout court, ne è solamente l’ultimo esempio. Dai primi colloqui seguenti ai miei periodi sabbatici che avevo personalmente ‘subito’ e dove mi si guardava con aria stupita e diffidente, siamo ora ad un momento nel quale le persone iniziano seriamente a rifletterci. Causa forse la difficile situazione economica, inizia a farsi strada l’idea che momenti di pausa e di riflessione, nei quali riappropriarsi del proprio tempo, sono utili e necessari.

Vi aspetto per parlarne insieme e .. vediamo che succede!

Riccardo

Anche i supermanagers si prendono l’anno sabbatico?

Oggi sono pigro, vi trascrivo la risposta che ho dato ad un professionista di circa 35 anni che sta pensando all’anno sabbatico, ma che si pone giustamente i dubbi sul futuro: “e poi cosa succederà della mia carriera”? Nella pigrizia, approfitto dell’uscita di un articolo di Panorama sul tema.

“Capisco bene la sensazione. L’ho provata io e l’hanno provata tutte le persone che sono passate per le decisione di partire.
E’ difficile capire come questa esperienza possa influire (in bene o in male) con la futura carriera. Credo sia una scelta da fare a prescindere. Intendo che, una volta che ci si vuole concedereil proprio tempo e decidere in primapersona che direzione dare all alla propria vita diventa solouna questione di credere nlle proprie sensazioni edin se stessi. Normalmente un periodo sabbatico apre porte dove prima non le vedevamo neppure, ma non è una promessa. E’ un mettersi in gioco.
Proprio oggi è uscito su Panorama un articolo sull’anno sabbatico con qualche esempio di supermenager illustre (da non prendere da esempio, ma almeno se ne parla anche in ambienti ‘istituzionali’).

Buon viaggio!
Riccardo