Mollare tutto è un progetto

In questa lettera troviamo due temi molto comuni: “provare invidia per chi non ha nulla da perdere” e “come motivare una richiesta di aspettativa”

> Ciao Riccardo,

mi chiamo Andrea, ho 30 anni, ho letto il tuo libro e visitato il tuo sito. La mia storia è in parte simile alla tua: liceo scientifico, Economia e Commercio, una breve esperinza come consulente e ora da più di tre anni ho un contratto a tempo indeterminato in una grossa banca con buone possibiltà di crescita e un lavoro piuttosto interessante. Nonostante ciò non mi sento per nulla soddisfatto. Fin da ragazzino ho sempre desiderato viaggiare e immaginavo la mia vita futura come densa di esperienze. La realtà che si è verifcata è invece molto diversa. Da quando mi sono laureato ho pensato in più occasioni di partire e tentare la fortuna in altri paesi (Australia in primis) ma ho sempre ricevuto delle offerte di lavoro e non ho mai avuto il coraggio di rifiutarle e seguire quello che era il mio desiderio, ma ho sempre fatto la scelta più razionale. Ora mi ritrovo paradossalmente a provare un certo senso di invida per chi, non avendo un lavoro sicuro, non ha nulla da perdere e può partire, cambiare aria, vivere una nuova esperienza, in breve, tirare i dadi un’altra volta e vedere cosa viene fuori. Il tanto agognato contratto a tempo indeterminato è diventato una specie di trappola che mi impedisce di realizzare le esperienze che vorrei fare.
Per questi motivi sto pensando di chiedere un periodo sabbatico alla mia azienda. Vorrei viaggiare, magari schiarirmi le idee e decidere che indirizzo dare alla mia vita in maniera consapevole, e soprattutto vorrei soddifare il desiderio di esperienze che ancora non è sazio. Penso che se non lo faccio adesso non lo farò più..quindi mi sto facendo coraggio.
A tale proposito, vorrei chiederti se potresti darmi dei consigli su come motivare adeguatamente questa richiesta ai miei capi e agli HR. Partire con la sicurezza di poter avere di nuovo il mio lavoro al mio (eventuale) ritorno mi fa sentire più sereno e per questo ottenere il periodo sabbatico dall’ azienda per me è molto importante.
Al momento mi sento parecchio insofferente, penso che forse potrei sentirmi più realizzato facendo un lavoro diverso ma non ho nessuna idea precisa..può anche darsi che una volta soddisfatto il mio desiderio di esperienze viaggiando, io voglia tornare al mio posto e riprendere la mia via normalmente, quindi vorrei evitare di essere messo da parte dai miei capi.

Grazie e complimenti per il libro che mi sta dando la carica per mettere in piedi il mio progetto!

Ciao

Andrea

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> Ciao Andrea,
quanto ti capisco .. la ‘gabbia dorata’!!
Me l’ero costruita anch’io molto bene, e più di una volta, ed uno degli effetti indesiderati è quello ‘paradossale’ di non volerla avere. Anch’io a volte mi auguravo che qualcun’altro o qualche situazione esterna mi costringesse a prendere una decisione.
Mi sembra, però, che tu abbia le idee già  chiare e che non stia fuggendo, quindi hai tutto il mio appoggio.

Veniamo alla tua domanda. Ti consiglio di impostare la tua proposta di aspettativa, almeno nei confronti dei tuoi capi e dell’ufficio HR, come se fosse un progetto. Quindi: obiettivi, motivazioni, organizzazione e risultato aspettato, adottando il più possibile il linguaggio dell’azienda dove ti trovi. Come puoi immaginare, se ti concederanno l’aspettativa non sarà certo per spirito di bontà, ma per comune convenienza. Cerca allora di trovare quale possa essere il vantaggio per loro (es. momento di ‘stallo’ dei risultati aziendali, quindi possibile risparmio del tuo stipendio per qualche mese, il fatto di averti poi riconoscente e ‘loyal’ verso di loro, accrescimento delle tue capacità di adattabilità, flessibilità, miglioramento della lingua, ecc). Non dovrà essere la pura descrizione di quello che hai in mente, ma la migliore traduzione progettuale dei tuoi obiettivi così che non venga visto come voglia di fuggire, ma come un’importante opportunità per entrambi.

Riflettici un pò e vedrai che le idee ti verranno. E non esitare a scrivermi.
Buon viaggio!
Riccardo

Sta davvero succedendo qualcosa

Qualcosa sta veramente cambiando. Recentemente molte persone (ex colleghi, amici, amici di amici) mi hanno telefonato o scritto per dirmi che si stanno prendendo un periodo sabbatico. Qualche anno fa abbiamo iniziato a parlarne, durante questo tempo sempre più persone mi hanno contattato per raccontarmi i loro desideri oppure la loro esperienza ed ora il fenomeno sta esplodendo! Tutte queste persone, di età varia tra i 25 ed i 50 anni, lo hanno sognato, hanno affrontato le normali difficoltà, si sono organizzati e sono partiti. Non sapete che piacere ricevere le loro telefonate, perché sento di aver, pur se minimanente, contribuito all’energia e voglia di fare che trasmettono.

Ma perché sta esplodendo? Perché è sempre stata solamente una questione di tempo. Perché si sta ‘chiarendo’ l’idea di cosa significhi prendersi del tempo per se per non costringersi a vivere in una gabbia dove ci mettiamo da soli. Soprattutto in un momento dove ciò che prima sembrava certo ora non lo è più, ci mettiamo di fronte ad uno specchio e ci chiediamo come dare la direzione che vogliamo noi alla nostra vita. E la risposta esce piano piano, ma quando arriva è molto chiara e non lascia spazio a dubbi.

Noi irrequieti

Chissà quante volte ci siamo sentiti dire: “Se vincessi il superenalotto mollerei tutto e viaggerei per il mondo”. Ho una bella notizia: non è necessario vincere il lotto per farlo.

Ci vogliono solo un po’ di consapevolezza e un po’ di coraggio. Consapevolezza di ciò che si vuole e del perché lo si sta facendo e coraggio nel mantenere salda la proprio decisione di fronte alle immancabili “intrusioni” di chi, intorno a noi,  cercherà in tutti i modi di farci cambiare idea. Il coraggio di lasciare un lavoro, viaggiare da soli e prendersene la completa responsabilità deve essere affiancato dalla fermezza di non farsi influenzare dalle opinioni contrarie che riceverete dai vostri cari e dagli amici.

Non sono un viaggiatore straordinario, non ho vissuto per anni in paesi sconosciuti e non scrivo di esperienze eccezionali. Sono un impiegato, un ragazzo come tanti che ha lavoricchiato durante gli studi per pagarsi i viaggi con gli amici nelle vacanze estive, si è laureato, ha iniziato a lavorare, ma poi non si è accontentato.

Racconto la mia storia per due motivi: il primo è per far vedere come la decisione di prendere in mano la propria vita possa facilmente cambiarla. La seconda è per chiarire che la mia esperienza non ha niente di eccezionale, ed è per questo motivo che può essere di aiuto a chi desidera prendersi del tempo per stare con se stesso e viaggiare. Un giorno, su un treno diretto a Firenze, un amico mi ha parlato della sua voglia di andarsene e degli ostacoli psicologici che stava affrontando; il fatto che io capissi cosa intendesse e fossi la prova vivente che quell’esperienza era possibile gli ha dato molto coraggio. Questo incontro mi ha fatto pensare che la mia esperienza (ed il fatto  di capire cosa si prova e come si possono affrontare questi momenti) potesse essere di aiuto a chi si trovasse in questa situazione. Dunque, eccomi qua: scrivo per aiutare altri a partire.
Quando si viaggia da soli ci si imbatte di continuo in coincidenze che creano nuove occasioni di amicizia e di scoperta. Coincidenze sono stati tutti gli incontri che mi hanno portato a percorrere il viaggio che ho fatto e che, altrimenti, avrebbe preso strade del tutto diverse. Credo sia questo a spingere ogni giorno persone di tutte le età a scrivermi ed a sognare di partire. Tutte queste persone desiderano un cambiamento o vogliono semplicemente uscire dalla routine per un certo periodo per inseguire i propri sogni.
E’ un desiderio naturale quello che ci fa fermare a riflettere ed a sognare qualcosa di più, di diverso per mantenerci vivi e continuare a crescere e non fermarci.

Dove nasce l’idea

Tutto è cominciato il giorno in cui, su di un treno Milano-Firenze, ho ritrovato un amico che non vedevo da tempo.

Lui si trovava in un momento particolare della sua vita. Mi disse: “mi sento in gabbia, ho un bel lavoro, amici ed una vita invidiabile, lo so, ma non sono felice. C’è qualcosa che vorrei cambiare: vorrei staccare per un po’ di tempo, magari per viaggiare”.

Abbiamo parlato delle sue aspettative e della mia esperienza (nell’arco di circa 12 anni di ‘carriera’ mi sono concesso due periodi di stacco per viaggiare). Dopo un po’ di tempo ho visto che, il fatto stesso di sentirsi raccontare che il suo sogno era qualcosa di normale, anzi piuttosto comune e che qualcuno, oltre a me, era riuscito a realizzare il suo sogno, lo faceva stare meglio. Lui stesso mi disse che il fatto di sapere di non essere il solo con certe idee gli era di grande conforto. Mi dise anche: “perché non scrivi qualcosa sulla tua esperienza? Potrebbe essere di aiuto a chi si trova nella mia stessa situazione”.
E così ho fatto. Da qui nasce l’idea del sito ‘annosabbatico.it’ e del libro ‘Mollo tutto e parto!’ (ed. Vallardi, 2010), per condividere l’esperienza di chi, come me lo ha fatto ed aiutare chi ha questo sogno nel cuore a realizzarlo.