Please do not feed the fears!

Questa immagine l’ho rubata! .. Ma è così bella che mi è sembrato giusto farlo.

L’ho presa dal sito www.semplicementemindfullness.com dove Carolina racconta il potere e la bellezza delle Mindfullness.

Che cos’è? Lascio la spiegazione direttamente a Carolina: “La mindfulness è un’esperienza trasformativa fondata sulla pratica della meditazione di consapevolezza che consente di vivere il presente come un’opportunità di scoperta e di crescita, lasciando andare le aspettative e i timori su come le cose potrebbero essere in favore di un’esplorazione curiosa e gentile di come le cose stanno veramente, a partire dall’osservazione delle sensazioni, delle emozioni e dei pensieri che di momento in momento attraversano la nostra esperienza.”

Trovo grandi affinità con il concedersi dei momenti sabbatici. Sia che ci si trovi in viaggio possiamo infatti crearci del tempo per noi, nel quale osservare senza giudizio ciò che accade, vivere nel presente e fermarci!

Il viaggiare da soli aiuta ad ‘attivare’ questo modo di essere, così come l’avvicinarci a questa pratica ci permette di sentirci come ci sentiremmo da soli in viaggio. E’ solo un modo di ricordarci chi siamo, al di là di cosa stiamo facendo, delle preoccupazioni che ci attraversano e delle paure che a volte ci bloccano.

Riprendendo la distanza da queste attività della nostra mente, che non siamo noi, ci concediamo libertà, potere e la possibilità di non alimentare le nostre paure.

Do not feed the fears! .. siamo abituati a seguire le indicazioni che ci vengono date, facciamolo anche adesso.

Buon viaggio!

 

L’anno sabbatico per una donna

Buongiorno e Buon Anno! Ci scrive Manuela che ha qualche domanda sulla pericolosità di partire per un anno sabbatico da sola e donna.

> Ciao Riccardo,

ho letto il tuo libro (o meglio, l’ho divorato) con gli occhi e
l’animo sognanti e accompagnata da un po’ di confusione.

Vabè… mi presento! 🙂
Mi chiamo Manuela e ho 27 anni, sempre meno timida, ma un po’ insicura
e piena di sogni e immaginazione. Da sempre nel mio cassetto ho
racchiuso la voglia di partire, di fare un esperienza all’estero.
Passione per il viaggio, scoprire posti nuovi, incontrare culture
diverse e desiderio di mettersi alla prova e imparare a cavarmela da
sola… e a tutto ciò si aggiunge un lavoro precario, da troppo tempo,
un continuo rinnovarsi di contratti a progetto e aziende in crisi.. e
poca soddisfazione, anche se ho la fortuna di fare un lavoro che mi
piace. Ma a cosa serve se questo non mi aiuta a trovare la mia strada?
Insomma, a 27 anni ho deciso che forse è arrivato il momento di aprire
quel cassetto. Leggere il tuo libro mi ha fatto scoprire molti aspetti
interessanti su un’esperienza di questo tipo, ma non a combattere
totalmente la paura. E poi ho dei dubbi, o forse un’ulteriore scusa.
Ma l’anno sabbatico per una donna, un viaggio intrapreso da sola in
qualche parte del mondo, non è pericoloso? rischioso? Lo so, tu sei un
uomo, ma forse hai incontrato nei tuoi viaggi delle ragazze/donne che
hanno fatto questo tipo di esperienza.

Fra sei mesi scadrà nuovamente il mio contratto e in questo lasso di
tempo vorrei capire realmente cosa poter fare della mia vita.

Grazie mille Riccardo!!

__

> Ciao Manuela,

mi fa molto piacere che le mie riflessioni ti siano state di stimolo.
27 anni è l’età che avevo quando mi sono concesso il mio primo periodo sabbatico. Sono comprensibili sia la tua confusione che la tua paura. Ed il fatto che te ne rendi conto non è da tutti, complimenti!

Il modo che consiglio per agire pur continuando ad avere paura (non è necessario liberarsene :-)) è quello di iniziare a fare il primo passo. Per farlo inizierei a farmi un paio di domande che mi sembra però tu ti sia già fatta: cosa stai cercando? come pensi di farlo? E da lì iniziare ad organizzarti sul dove, su quanti soldi ti servono, i visti necessari, il volo, ecc

Per quanto riguarda la paura aggiuntiva, cioè quella di viaggiare da sola e donna, ho conosciuto diverse ragazze e donne che hanno fatto un’esperienza simile. Qualche accorgimento in più ti può far stare più tranquilla, ma non mi preoccuperei troppo se ti informerai prima sui paesi e le città che vorrai visitare e se ti comporterai con cautela come immagino tu già faccia normalmente.

Inizia a rifletterci ed a organizzarti e poi, sono qui, non esitare a scrivermi.
Buon inizio 2013 anche a te!

Riccardo

 

Senza la nostra dolce metà

Un tema importante: “e se lascio a casa gli affetti?”.
(p.s. le lettere pubblicate sono state autorizzate dagli autori)
>Ciao Riccardo,
Mi chiamo Francesco e prima di tutto, vorrei ringraziarti per avermi fatto sognare tre giorni..il tempo impiegato per leggere il tuo libro.Complimenti per tutto !! Non so se questa sia la sezione giusta ma vorrei farti alcune domande.Il mio progetto è quello di prendere un anno sabbatico alla tenera età di 37 anni…due anni fà, essendo un musicista, ho provato l’ebbrezza di suonare come artista di strada a Londra.Un esperienza eccitante e , devo dire, anche redditizia con la quale ci si potrebbe vivere.Ora ho un lavoro fisso in una grande azienda (stipendio fisso, sicurezza economica etc) ma sento la grande necessità di MOLLARE TUTTO e riprovare a suonare per le strade e ,come Remì ,girare con la chitarra in spalla , questa volta in tutta europa.Il mio problema è che in questo momento sono felicemente findanzato con una splenditda ragazza che amo.Cosa mi consigli ? onestamente ho paura a portarla con me per vari motivi che tu puoi benissimo immaginare(un rischio sia per lei che per me di alterare un esperienza in solitaria) ma ho paura anche di perderla .Cosa dovrei fare ? Posso contare solo sui consigli di chi parla veramente la mia lingua…PS la tua esperienza è stata determinante a farmi decidere veramente di partire !!
Ancora grazie , anche per la tua futura risposta,
Francesco
> Ciao Francesco,
grazie a te. Le tue parole mi fanno molto piacere e sono il motivo per cui ho voluto condividere la mia esperienza con un libro.
A volte è difficile spiegare a chi ci sta intorno cosa ci spinge a partire e mollare tutto. Soprattutto quando tutto sembra essere ok e sembriamo solamente degli irrequieti.
Capisco il tuo dubbio, mica facile! Mi dai una grande responsabilità nel risponderti, ma ci provo. Se fossi nella tua situazione, cercherei di capire bene cosa ti spinge a partire e cosa stai cercando. Una volta più chiaro cosa vorresti e come ti organizzerai, sarà più semplice capire se e come coinvolgere la tua ragazza in questa grande esperienza.
Durante i miei due anni sabbatici ho viaggiato sa solo, ma se capirai che partire con lei non è un ostacolo a quello che stai veramente cercando, credo che un periodo sabbatico fatto in due possa essere un’esperienza molto bella ed importante per la vostra relazione.
Se, invece, sentirai che stai cercando un’esperienza per te, il non partire ‘a causa sua’, potrebbe farti a ‘rimuginare la cosa’, rimpiangere la scelta e inconsapevolmente incolpare lei di questo.
Lei è al corrente di questa tua idea e di questo tuo dubbio?
Fammi sapere e Buon Viaggio!
Riccardo
> Ciao, anzi tutto grazie per la risposta tempestiva! Sono davvero onorato!
Come da te consigliato ho pensato un pò prima di risponderti.I motivi per cui ad agosto prox partirò sono davvero tanti; essendo un musicista nell’ anima , vorrei provare a vivere solo di questo..come ti dicevo a Londra i cosìdetti Buskers (artisti di strada) sono riconosciuti come lavoratori a tutti gli effetti soprattutto nelle metropolitane.In tutta onestà il pensiero di timbrare un cartellino per tutta la vita, prendere il caffè sempre nella stessa macchinetta, vedere sempre le stesse facce e vestirmi elegante per andare in ufficio, mi fa rabbrividire..sento che la mia anima si sta logorando sempre più e devo provarci ! ! Se poi dovessi fallire, pazienza che ufficio sia ! Ma non scappo da nulla , cerco solo la mia strada.
Per quanto riguarda la mia ragazza, si, ne ho parlato con lei , dicendole che se venisse con me non potrei essere davvero me stesso.Voglio sentire la voce del mio istinto repressa per anni..con lei mi cullerei sempre di parlare con qualcuno nei momenti di solitudine utili invece per poter riflettere e magari socializzare con un barbone.E poi abbiamo una vita per stare assieme..pensi che possa trattarsi di egoismo nei suoi confronti ? è proprio questo il mio dilemma.Tu cosa avresti fatto se già fossi stato con la tua attuale moglie?
Grazie ancora per la pazienza e in bocca al lupo
> Ciao Francesco
rieccomi.
Mi sembra che tu abbia le idee chiare ce he non fanno una piega.
E’ importante che non si tratti di una fuga, ma di una ricerca. La fuga avrebbe le ‘gambe corte’.
Per quanto riguarda la tua ragazza non credo che si tratti di egoismo nei suoi confronti. Il solo fatto che siamo qui a parlarne è una dimostrazione del contrario. Se ne avete già discusso, tu hai chiaro che stai cercando un’esperienza tutta tua e lei ha capito le tue ragioni, come dici tu, avete tutta la vita davanti e questo periodo potrebbe essere anche un bel test per il vostro rapporto.
Non so cosa avrei fatto se fossi stato con la mia attuale moglie, difficile da dire ora. Ogni esperienza perde un pò senso se estraniata dal suo contesto (.. mamma mia sto scrivendo come Alberoni :-))
Comunque, tornando a te, se ti è chiaro cosa cerchi, come lo vorresti cercare e che non stai scappando  .. non posso che augurarti Buon Viaggio!
Riccardo

La calma ‘sabbatica’

Spesso la calma viene confusa con la debolezza. Non mi spiego perché, ma ci trovo un nesso con l’esperienza sabbatica.

Quando stacchiamo per un pò dalla routine di tutti igiorni, dopoun pò iniziamo a sentire ciò che ci accade in modo diveso. E’ come se vedessimo le stesse cose, ma le sentissimo altro da noi. Le cose accadono, ma ci assorbono di meno e non ci portano ‘via da noi’. Questo stato ‘sabbatico’  è più semplice da raggiungere quando siamo in viaggio, meglio se da soli, e dopo un pò di tempo. Ma non è legato al viaggio o al tempo in sè.

E’ uno stato mentale che ci fa sentire al centro di noi stessi e in ‘non controllo di ciò che ci accade e, quindi, meno stressati. E’ riproducibile ed è qui alla portata di chiunque in ogni momento. Essere calmi non significa per me mantenersi calmi e forzarsi di esserelo. Avrebbe l’effetto opposto.

Come arrivarci allora? Se tutto quello che abbiamo detto suona un pò ‘zen’ e teorico, i passi per andare in quella direzione sono invece molto reali. Cominciamo ad essere veri, genuini e a dire quel che pensiamo. Respiriamo con calma e osserviamo come da lontano le cose che ci accadono. E qualcosa inizierà, pian piano, a succedere.

Niente di ecclatante, ma di molto forte e con molta calma.

Tutte scuse!?

Quando parliamo della possibilità di concederci un anno sabbatico ci raccontiamo tante scuse .. e io non me ne tiro mica fuori! Me ne sono raccontate tante quando stavo per decidere di partire: “e poi con i soldi come faccio?”, “e se poi non trovo un lavoro?”. Insomma, le conosciamo, sono più o meno sempre le stesse. Ed è normale che ci vengano in mente di fronte ad una decisione importante che comporta dei cambiamenti nella nostra vita. Credo sia una reazione naturale, ed umana, quella di avere un pò di resistenza al cambiamento.

Il problema nasce quando, anziché trovare possibili ostacoli verso la realizzazione di un progetto, ci raccontiamo, appunto, delle scuse. Qual’è la differenza? Un ostacolo è qualcosa che si frappone tra lo stato delle cose, come sono ora, e come le si vorrebbero. Ed  qualcosa che c’è, ma guardandol il problema ‘negli occhi’ lo si può affrontare, analizzare e, spesso, superare. Una scusa, invece, ‘butta fuori di noi’ il problema. Ci diciamo in questo modo che la decisione non dipende da noi, ma da qualcosa di  esterno alle nostre possibilità e, quindi, non controllabile. In questo modo non proviamo neppure a cercare di capire se un ostacolo è superabile o no.

Se, dopo aver affrontato un problema, arrivassimo anche a dirci: “ok, ho deciso che questo per me è troppo e ho deciso di non partire”, questo sarebbe comunque un risultato. Almeno avremmo preso una decisione e avremmo dato una direzione consapevole alla nostra vita.

Diverso è quando ci diciamo, continuamente (perchè poi le scuse ritornano), “non dipende da me, lui ce l’ha fatta perché è ricco” , “io non posso perché non ho la sua fortuna”..

Il fatto di ‘buttare fuori il problema’ ci lega ad uno stato di frustrazione che ritorna perché non abbiamo affrontato il problema, non abbiamo deciso e quindi non abbiamo dato noi una direzione alle cose.

Proviamo a fare il primo passo ed a osservare in modo molto pratico i problemi che ci vengono in mente, e saremo già a metà del nostro viaggio.

La “rana bollita”

Conoscete l’aneddoto della rana bollita? E’ un po’ truce e non so quanto corrisponda a verità, ma rende bene l’idea ..
La storia è questa: se si butta una rana dentro un pentolone di acqua bollente salterà fuori perché si accorgerà immediatamente che l’acqua scotta. Se, invece, mettiamo una rana dentro dell’acqua tiepida e piano piano scaldiamo l’acqua, la poverina non si accorgerà che sta facendo una brutta fine ..
Non è forse quella sensazione che proviamo quando ci troviamo in una situazione comoda, nella quale è difficile individuare qualcosa che veramente non vada, eppure ci sentiamo insoddisfatti e abbiamo la sensazione che ci sia qualcos’altro che vorremmo fare?
Chiamiamola anche “zona di comfort”. Siamo tranquilli, non ci manca nulla, ma .. il nostro ‘daimon’ scalpita.
Quando decidiamo di lasciare questa zona di comfort entriamo in un territorio inesplorato e ci troviamo persi. Senza un qualcosa da dover fare e senza le abitudini che ci vengono incontro e che ci rassicurano.
Ma è qui che comincia il bello, è come risvegliarci e rimetterci alla prova per continuare ad imparare, migliorare e conoscerci meglio. E’ quell’ “aria fresca sulla faccia” che ci fa rabbrividire, ma che ci fa sentire vivi, quando lasciamo il nostro comodo divano ed usciamo all’aperto per una bella corsa. Oppure è quando “molliamo tutto e partiamo”.
I primi giorni sono i più difficili perché dobbiamo trovare la nostra strada in una nuova direzione, dove tutto è nuovo. Se lasciamo che questo momento passi, cercando solamente di abituarci a respirare quest’aria nuova, ritroveremo presto, dentro di noi, l’orientamento e, da lì in poi, sarà una sensazione che non vorremo lasciare mai.
Buon viaggio!

La paura della paura

Perché leggiamo certi blog e certi libri, perché guardiamo certi programmi televisivi? Credo che lo si faccia per ricevere motivazione ed inspirazione a fare qualcosa di nuovo e di diverso dal solito. Qualcosa che ci faccia sentire meglio.

Perché viaggiamo, leggiamo di viaggi e sogniamo quando vediamo le fotografie di certi posti lontani? E, soprattutto, cosa ci blocca dal non fare quello che abbiamo in mente? Come può essere un viaggio o l’intraprendere una nuova avventura, lasciare un lavoro che non sopportiamo.

Ho sempre creduto che fosse la paura a bloccarci. La paura della libertà e delle relative responsabilità di cui godremmo se ci liberassimo di questi vincoli invisibili.

Ma la paura arriva quando stiamo per fare qualcosa, o quando almeno ci stiamo pensando. Quando mi guardo intorno vedo invece molte persone che non stanno neppure pensando di fare qualcosa. Semmai vorrebbero agire, ma con una sequenza di “se” e “ma” e di scuse che le tiene ben lontane dal fare qualcosa.

E allora cos’è questo ‘blocco’ che tiene così tante persone in questo limbo dove si inseguono sogni e scuse in un ragionamento mentale senza fine?

Che sia la paura di avere paura? Come se aspettassimo qualcuno che ci dia il permesso di fare di testa nostra e che giustifichi i nostri desideri.

Ma come per tante cose, può dare più soddisfazione chiedere scusa che permesso e un po’ di paura non può che farci bene.

 

“E se poi perdo gli amici e gli affetti?”

A parte rarissimi momenti, i vostri cari e i vostri amici non vi mancheranno molto. Di solito non ci penserete neppure. Il viaggio è un’esperienza molto stimolante, che lascia ben pochi spazi per i ricordi e la nostalgia. Piuttosto accade di provare nostalgia al ritorno, ripensando alle persone incontrate in viaggio e alle esperienze fatte.

“E se poi rimango sola/o tutta la vita?”
Questa paura assomiglia a quella che ci fa temere di restare esclusi per sempre dal mondo del lavoro, come se da qualche parte esistesse una divinità pronta a punirci per aver osato partire. In realtà, è molto più difficile incontrare persone nuove se restiamo incastrati nelle vecchie abitudini e nella certezza di un’esistenza molto simile a quella che abbiamo avuto finora.
Ero single da diversi anni quando sono partito per il mio ultimo periodo sabbatico. Ho viaggiato per diversi mesi, soddisfatto della mia condizione. Poi, quando meno me l’aspettavo, dalla parte opposta del mondo ho conosciuto quella che sarebbe poi diventata mia moglie. E dove avrei potuto altrimenti incontrare una persona che condividesse a tal punto il mio amore per il viaggio?

“E i soldi dove li trovo?”

I soldi sono la scusa più frequente quando si pensa di concedersi un anno sabbatico. Cosa intendiamo veramente? Concedersi un anno sabbatico non significa restare un anno senza lavorare e soggiornare in alberghi a cinque stelle. Per far fronte a questa paura, ho adottato una strategia davvero semplice: mettere da parte una somma di sicurezza, organizzarsi per lavoricchiare durante il viaggio e abituarsi a vivere con poco.

Nei miei viaggi non ho mai incontrato una persona ricca, forse perché le persone ricche soggiornano in alberghi di lusso, oppure, più probabilmente, perché chi ha trascorso la vita ad accumulare soldi e a vivere di rendita difficilmente riuscirà a prendere una decisione di cambiamento così importante.

Proviamo a fare qualche conto: quanti soldi servono realmente? Molto dipende da dove siamo diretti e da come sarà il nostro viaggio. I costi variano moltissimo a seconda della destinazione: le differenze sono enormi, per esempio, tra il  Sud-est Asiatico e il Giappone, oppure tra il Sud America e il Nord Europa. Poiché il periodo sabbatico non è una vacanza prolungata ma un’esperienza di vita, anche il modo di viaggiare ha la sua importanza. Il fatto di fermarsi negli ostelli e stare attenti all’aspetto economico è già un valore in sé, perché ci insegna a vivere modo più frugale.

Una notte in un ostello in paesi poco costosi (inclusa l’Australia, una delle mete più ambite) può variare tra i 5 e i 10€, mentre a New York può oscillare fra i 30 e i 35€. Calcoliamo per esempio quanto può costare un viaggio di cinque mesi tra il Sud-est asiatico e l’Australia: 10€ a notte per l’alloggio, 20€ per il vitto e circa 10€ per le altre spese. Totale: 40€ al giorno, ossia 6000€ per un periodo di cinque mesi. Aggiungendo circa 2000€ per i voli si arriva a una spesa totale di circa 8000€. Se contiamo di trascorrere l’intero periodo senza lavorare e senza badare troppo alle piccole spese, dovremmo  aumentare un po’ tale valore. Lasciandoci una notevole valvola di sicurezza, non supereremmo comunque i 10.000€.

Lavorando in un ostello per la metà dei giorni di viaggio, avremmo più o meno vitto e alloggio pagato, con un risparmio assicurato. I 6000€ iniziali si ridurrebbero a circa 3800€. Ipotizzando sempre un costo per i voli di 2000€ e un ulteriore margine di sicurezza di 1000€, arriveremo ad un totale di 6800€. Facendo molta attenzione e lavorando quando ce ne sarà l’occasione, non dovrebbe essere difficile ridurre questa cifra sotto i 5000€.

Non si tratta di una somma così elevata, soprattutto se disponiamo di un po’ di tempo per metterla da parte. Risparmiando 100-150€ al mese per tre o quattro anni, per esempio, potremmo riuscire ad accantonare il necessario per un viaggio di cinque mesi. Se invece ci interessa raggiungere questo obiettivo il prima possibile, potremmo cercare di aumentare il nostro reddito mensile, ad esempio con lavori serali, cercando di mettere da parte 400-500€ al mese. In questo caso ci vorrà poco più di un anno per raccogliere i fondi necessari. Possiamo ottenere risultati sorprendenti riducendo le spese superflue e concentrandoci sul nostro progetto.